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martes, 16 de mayo de 2017

My new LP reviewed from Italy!








Poche immagini possono adattarsi meglio di quella del germoglio di una pianta esile ma resistente come il giunco alla musica di Federico Durand, tanto delicata quanto dotata di ben definiti tratti di un naturalismo sonoro che trova la propria metafora nella manifestazione improvvisa di un’ispirazione.
Nel caso del suo ultimo lavoro solista intitolato appunto “La Niña Junco”, il motore della creatività è stato il ritrovamento da parte dell’artista argentino di un vecchio synth, il primo sul quale aveva cominciato a condurre le proprie esplorazioni sulle componenti organiche di minute particelle sonore. Proiettato indietro nel tempo, nel suo rifugio a contatto con la natura, tra le valli dell’Argentina centrale, Durand ha creato in presa diretta, nel volgere di appena un paio di giorni, i nove concisi brani che formano “La Niña Junco” e ne recano l’inconfondibile tocco delicato.
Soltanto a tratti caratterizzate da pulsazioni giocose, evidentemente determinate proprio dalla strumentazione ritrovata, le composizioni di Durand pennellano un microcosmo di equilibri fragili ma perfetti tra impulsi giustapposti in brevi loop che generano risonanze i cui vuoti sono riempiti da un pulviscolo tanto impalpabile quando decisivo nel trasmettere sensazioni di immediata spontaneità creativa. Pur non essendo direttamente connesso a un’idea di fondo proveniente dall’ambiente naturale, come invece molte opere di Durand, “La Niña Junco” si inserisce a pieno titolo nel suo ecosistema sonoro, colto nell’occasione nell’unicità della sua relazione tra individuo, tempo e ambiente.
*
Muchas gracias Raffaello Russo y Music Won't Save You for your heartfelt listening! F.

jueves, 6 de octubre de 2016

"Jardín de invierno" reviewed by Music Won't Save You (Italia)


"Con “Jardín de invierno”, Federico Durand raggiunge dunque un vero e proprio apice del suo impressionismo elettro-acustico, invertendo i piani descrittivi di un suono non più solo tratto dalla natura o della stessa emulativo, bensì creato rispecchiandone l’essenza, quella di una delicatezza elevata al massimo grado, che rappresenta l’inverno in maniera tanto vivida da suscitare una spontanea ricerca di calore umano."
Muchas gracias Music Won't Save You por la escucha atenta y las palabras sensibles! F.

miércoles, 13 de enero de 2016

Beautiful review by Music Won't Save You (Italy) & Album of the week



I diari sonori di viaggio di Federico Durand, dopo aver avuto per oggetto luoghi fisici (“El libro de los árboles mágicos”, “El Estanque Esmeralda”) e trasceso gli orizzonti temporali della memoria (“Música para Manuel”), attraversano ora i confini immaginari della fantasia e insieme quelli organici delle particelle sospese nell’aria attraversata da luci e forme rifratte.

Come da titolo, “A través del espejo” nasce infatti dal vagheggiamento di attraversare la superficie di uno specchio e dalla parallela fascinazione da parte dell’artista argentino per il loop di immagini prodotto dalla collocazione di due specchi uno di fronte all’altro.
Il viaggio “attraverso lo specchio” è condotto da Durand con la consueta delicatezza minimale incentrata su stille acustiche, field recordings e micro-suoni assortiti, giustapposti a creare minute iterazioni armoniche, sospese in un’ambience granulosa, che ben rappresenta la suggestione dalla quale l’album è scaturito. Nonostante la sua idea di base, anzi proprio in ragione della stessa, “A través del espejo” è tutt’altro che un lavoro piatto o uniforme, in quanto Durand utilizza gli specchi non in maniera autoreferenziale ma appunto come semplici mezzi per riflettere immagini dotate di propria autonoma identità. Le immagini, dunque, sono nuovamente protagoniste della sua ricerca concettuale e sonora, anche se nell’occasione catturate e proiettate verso uno spazio fisico e mentale in(de)finito.

Seguendo questo processo, prendono forma esili rifrazioni armoniche, generata da meccanismi come quelli di delicati carillon, incentrati su rilucenti vibrazioni acustiche (“Mirador en la montaña (Viewpoint In The Mountain)”, “Linternas junto a la laguna (Lanterns Beside The Lake)”) o su cadenzate note pianistiche (“El jardín encantado (The Enchanted Garden)”). Nell’universo elettro-acustico di Durand suoni reali e prodotti da fonti analogiche si combinano in molecole aleggianti in ambienti ovattati e sognanti (“Canción de la Vía Láctea (Milky Way Song)”) o scorrono su binari paralleli, instillando iterazioni che ancora una volta scandagliano la memoria attraverso i diversi mezzi di dolci narcolessie (“Recuerdos en Super 8 (Memories On Super 8)”) e di istantanee di voci cristallizzate in un altrove spazio-temporale (“Hora de dormir (Time To Sleep)”).
Solo i pulviscolari detriti atmosferici in dissolvenza della conclusiva title track rivelano che, in fondo, si è trattato di visioni originate da sogni o da semplici artifici fisici, quelli appunto di un gioco di specchi, una magia semplice, affascinante e dispensatrice di infiniti dettagli, metafora perfetta per l’impressionistica sensibilità sonora di Federico Durand.

*disco della settimana dall’11 al 17 gennaio 2016

~Thank you very much Music Won't Save You for this review! F.

martes, 17 de noviembre de 2015

Magical Imaginary Child ~ Review by Music Won't Save You (Italy)

Sempre più intense e diffuse si fanno le frequentazioni giapponesi di Federico Durand, come del resto è naturale che sia, vista la delicatezza impressionistica e il fragile equilibrio che caratterizzano la sua peculiare tavolozza elettro-acustica. Dopo Tomoyoshi Date, con il quale condivide l’ormai stabile progetto Melodía, è ora la volta di un altro tra i più ispirati sperimentatori ambientali nipponici, il prolifico Chihei Hatakeyama, l’incontro con il quale è avvenuto proprio in occasione dell’ultimo tour che durante lo scorso anno lo ha nuovamente condotto in Giappone.
Da quell’incontro sono scaturite le quattro lunghe tracce adesso raccolte in “Magical Imaginary Child”, realizzate attraverso l’esclusiva combinazione tra le modulazioni chitarristiche dell’artista orientale e le registrazioni ambientali impresse su nastro da parte di quello sudamericano. Oltre alla naturale curiosità che ha sempre spinto entrambi i musicisti alla collaborazione, motore dell’ispirazione che ha condotto al lavoro è stata – si legge nelle note di copertina – una piccola statua del Buddha conservata in un tempio nei dintorni dell’abitazione di Hatakeyama, dove i quattro brani sono stati registrati.
Il contesto, la suggestione concettuale e la sensibilità che accomuna entrambi gli artisti hanno costituito gli elementi propedeutici a donare a “Magical Imaginary Child” una marcata sensazione domestica e meditativa, che attraverso minuti dettagli compositivi e variazioni graduali definisce una materia sonora dolcemente evocativa. Mentre i primi due brani sono pressoché uniformemente incentrati su morbidi loop e frequenze basse, appena intessuti da fremiti e ologrammi di field recordings, i due – più lunghi – restanti presentano qualche increspatura in più, determinata dalle irregolarità dei nastri, che infine si trasformano esse stesse in riflessi adamantini.
È questo il suggello e probabilmente il fine ultimo delle vaporose modulazioni sviluppate da due artisti dalla spiccata sensibilità minimale, la cui interazione non ha prodotto una sommatoria meccanica degli elementi da ciascuno di loro apportati al progetto comune, bensì ha plasmato cinquanta minuti di ambience raccolta, cinematica, spiritualmente avvolgente.

lunes, 4 de noviembre de 2013

A beautiful review of "El idioma de las luciérnagas" by Music Won't Save You (Italy)




C’è un filo di continuità tra la passeggiata di Federico Durand nel bosco incantato di “El libro de los árboles mágicos” e le sette nuove istantanee raccolte in “El idioma de las luciérnagas”. Con la danza inafferrabile delle scintille si concludeva appunto il lavoro precedente e al loro fluttuare fugace e irregolare è concettualmente dedicata l’ultima creazione dell’artista argentino, ancora frutto di modulate intersezioni tra field recordings e minute particelle elettroacustiche.
Benché gli elementi che formano “El idioma de las luciérnagas” non differiscono in maniera significativa rispetto a quanto in precedenza realizzato da Durand, dalla sua magica scatola sonora fuoriesce questa volta un universo di loop, note acustiche ed esili filtraggi elettronici organico e coeso come non mai. Ne risultano brevi sinfonie naturalistiche costellate da suoni evanescenti e magici come scintille, dotate di fascino imperscrutabile come lucciole in una sera primaverile, pervase da un romanticismo che nei rugiadosi frammenti di pianoforte e nella brillante eco dei campanellini trova perfetto complemento a soffi ambientali spontanei e leggeri come un respiro.
È la natura che vive e si trasforma quella impressa da Durand nei solchi del solo vinile nel quale è pubblicato il disco, con una delicatezza che non necessita di ricorrere a iterazioni droniche né a progressioni ambientali. “El idioma de las luciérnagas” è piuttosto una fedele rappresentazione della pacifica e irripetibile meraviglia di un singolo istante di luce, in completa simbiosi tra gli elemento.
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Grazie mille Music Won't Save You per la bella recesione! F.